Five-O-Niners - 509 Parachute Infantry Battalion Vol. 2 - Francia e Belgio
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Five-O-Niners - 509 Parachute Infantry Battalion Vol. 2 - Francia e Belgio

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Data di pubblicazione

Questo secondo volume prosegue la storia del battaglione, segnata dall’arrivo graduale della seconda generazione di paracadutisti, provenienti dai successivi cicli di addestramento, brevettati nel corso del 1944 e giunti come rinforzi.

Questi uomini non cambiarono radicalmente l’identità del battaglione, ma rappresentano una fase di transizione nella sua storia. Colpiscono i volti spesso giovanili dei nuovi arrivati. Alcuni dei veterani più anziani rientrarono negli Stati Uniti e il battaglione fu riorganizzato. I comandanti di compagnia non erano più quelli originari. Lo XO, l’ufficiale esecutivo, arrivò direttamente dagli Stati Uniti poco prima del D-Day. Alcuni elementi furono integrati solo poco prima dell’operazione.

Distaccata dalla 5th Army del tenente generale Mark W. Clark, l’unità fu assegnata alla 1st Airborne Task Force, una «divisione» aviotrasportata provvisoria costituita sotto il comando del maggior generale Robert T. Frederick. Sebbene il 509th Parachute Infantry Battalion sia oggi spesso ricordato per le sue uniformi mimetiche, la sua storia non si esaurisce in questo dettaglio. L’unità era stata addestrata con rigore per gli sbarchi nella Francia meridionale e svolse poi un ruolo chiave nell’esecuzione dell’operazione Dragoon e nella liberazione della Costa Azzurra.

Di fronte a truppe poco motivate su questo teatro operativo, il 509th Parachute Infantry Battalion, agli ordini del tenente colonnello William P. Yarborough, combatteva già da due anni. Aveva affrontato l’Afrika Korps in Nord Africa e partecipato alla sanguinosa battaglia di Anzio dopo aver combattuto sulle aspre montagne degli Appennini.

 

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Con emozione, alla vigilia dell’operazione Dragoon, il tenente colonnello Yarborough ricordava il suo 509° prima dell’inizio dell’operazione: «Indossavano uniformi mimetiche che avevamo dipinto con l’aiuto del Corps of Engineers. Le armi, i volti e gli abiti erano completamente mimetizzati e conferivano agli uomini un aspetto temibile. Sfilarono davanti a noi durante una rivista a Lido di Roma, procedendo a passo svelto con mortai e mitragliatrici sulle spalle. Sembravano soldati da parata, ma erano uomini temprati dal combattimento, rapidi e sicuri di sé. Mio Dio, quanto ero orgoglioso di quel gruppo. Incarnavano l’archetipo del soldato di professione, anche se non lo erano. Erano semplicemente bravi americani. Ecco un’unità che aveva combattuto dal Nord Africa alla Sicilia, ad Avellino e poi lungo tutta la penisola italiana, e che era pronta a lanciarsi sulla Francia meridionale. Nessuno si lamentava, aveva incubi o chiedeva di tornare a casa dicendo di averne abbastanza dei combattimenti. Facevano parte di una squadra. Provavo davvero pena per i tedeschi… Avevo un po’ di compassione per i crucchi che stavamo per uccidere, perché quei poveri diavoli si sarebbero davvero trovati davanti un avversario formidabile!» 

All’ingresso a Cannes, il rapporto dell’unità annotava: «Avanzammo per strade gremite di persone che acclamavano a gran voce, alcune piangevano, altre gettavano fiori sui nostri veicoli. Era un’accoglienza che non avevamo mai ricevuto in due anni di combattimenti.» Il battaglione inseguì poi il nemico sui contrafforti delle Alpi Marittime, dove presidiò un tratto del confine franco-italiano fino alla fine dell’autunno 1944. 

Il 509° ebbe ancora una volta la meglio nella sacca delle Ardenne, pur sfiorando il completo annientamento di fronte a truppe molto motivate. Come disse in seguito un veterano: «Le Ardenne furono la nostra battaglia più difficile. La seconda fu Anzio.» 

Sciolto dopo la battaglia, il 509° concluse la propria esistenza in sordina, in un modo che rendeva appena giustizia al suo spirito e ai suoi risultati. Per chi vi aveva prestato servizio, era evidente che l’unità meritasse di essere preservata, anche a costo di aggirare qualche regola. Ma il suo destino era stato segnato ben prima dell’inizio dei combattimenti invernali: nel tentativo di rafforzare le divisioni aviotrasportate, i vertici militari avevano deciso di eliminare le piccole unità considerate «perdute», destinandone gli uomini esperti e le risorse a formazioni più grandi. Il 509°, come altre unità, cessò di esistere nel marzo 1945.

Autore 1
Loic Jankowiak
Data di pubblicazione
novembre 2025
Pagine
456
Illustrazioni
Oltre 1000 foto per volume
Copertina
Rilegato
Lingua
Francese
Editore
autopubblicazione

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