Obiettivo Saigon: la caduta del Vietnam del Sud
Volume 2: L'inizio della fine, gennaio 1974 – marzo 1975
Un resoconto dettagliato, basato in larga misura su fonti vietnamite, dei continui tentativi del Vietnam del Nord di invadere il Sud.
• Un nuovo studio, basato principalmente su fonti in lingua vietnamita, che descrive il disfacimento del Vietnam del Sud
• Interamente illustrato con fotografie rare e inedite e profili a colori per i modellisti
Attingendo a un'ampia gamma di fonti in lingua vietnamita, l'autore offre un resoconto dettagliato dei continui tentativi del Vietnam del Nord di invadere il Sud, arricchito da numerose fotografie inedite e profili a colori per i modellisti. Un anno dopo la firma degli accordi di pace di Parigi, avvenuta il 17 gennaio 1973, la pace non era stata ristabilita in Vietnam. In quel periodo i nordvietnamiti continuarono gli attacchi, dopo il completo ritiro delle forze statunitensi, con l'obiettivo di conquistare definitivamente il Vietnam del Sud.
La progressiva perdita di capacità delle forze sudvietnamite sul campo si accentuò di fronte a una serie di offensive coordinate nordvietnamite a livello di corpo d'armata. La drastica riduzione degli aiuti americani cominciò a compromettere gravemente la capacità del Vietnam del Sud di condurre la guerra. Saigon, inoltre, non poté reagire all'invasione cinese delle isole Paracelso dopo una breve battaglia navale. Sebbene Hanoi fosse stata rafforzata da ingenti forniture di equipaggiamenti provenienti da Pechino e Mosca, sia la Cina sia l'Unione Sovietica avevano trattenuto quantità sufficienti di munizioni per l'artiglieria e i carri armati, nel tentativo di dissuadere i nordvietnamiti dal lanciare una nuova offensiva su vasta scala contro il Sud. Fu entro questi vincoli che la dirigenza nordvietnamita pianificò la nuova campagna, prevedendo inizialmente che sarebbe durata dai 2 ai 3 anni. Restava un'ultima prova per valutare le intenzioni americane in caso di offensiva totale nordvietnamita contro il Sud: se una capitale provinciale sudvietnamita fosse caduta senza una reazione americana, Hanoi avrebbe avviato la campagna finale della guerra.
Dopo la caduta di Phuoc Long, i nordvietnamiti decisero di attaccare la regione strategica degli Altipiani Centrali, dove speravano di distruggere gran parte di un corpo d'armata dell'ARVN. La battaglia di Ban Me Thuot sarebbe stata l'evento decisivo che portò al rapido crollo del Vietnam del Sud. Mentre infuriava la battaglia, il presidente sudvietnamita Nguyen Van Thieu decise, senza consultare i suoi generali, di adottare misure drastiche ridispiegando le proprie forze. Ciò significava abbandonare non meno della metà del paese, per accorciare le linee di comunicazione logistiche e concentrare le forze residue, ormai decimate, intorno a Saigon e nel delta del Mekong. Probabilmente sperava anche che, aggravando la situazione militare, avrebbe costretto Washington a mantenere la promessa secondo cui, "in caso di violazione massiccia del cessate il fuoco”, gli americani avrebbero ripreso gli aiuti militari e inviato nuovamente i B-52.
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