SHERMAN NEL PACIFICO 1943-1945
Dopo Pearl Harbor, la perdita delle Filippine e la minaccia di un’invasione dell’Australia, la riconquista del Pacifico fu un episodio unico negli annali della storia militare moderna: un oceano come campo di battaglia e innumerevoli isole trasformate in fortezze. Sbarcare, avanzare in un ambiente ostile e combattere un avversario tanto coraggioso quanto fanatico sarebbe stato un compito immane per la sola fanteria, senza l’aiuto del carro M4 Sherman.
Benché il terreno fosse perlopiù inadatto all’impiego dei carri armati, l’intervento degli Sherman limitò le perdite americane, distruggendo con il cannone o il lanciafiamme le posizioni difensive giapponesi. Ma in ciascuna di queste missioni ad alto rischio, il mezzo e il suo equipaggio potevano passare da assedianti ad assediati. Così, con il trascorrere dei mesi, l’aspetto dello Sherman cambiò, con corazzature aggiuntive improvvisate e portelli protetti da reti metalliche o irti di punte.
Pagina dopo pagina, potrete scoprire questa trasformazione attraverso fotografie d’archivio e profili a colori. Questi ultimi consentono anche di osservare le mimetizzazioni, le insegne di reparto e i graffiti che fecero sì che, alla fine del conflitto, persino all’interno della stessa unità quasi nessun carro somigliasse a un altro.
L’autore Raymond Giuliani, che ha prestato servizio militare nell’arma della cavalleria corazzata presso il 1° reggimento dragoni, è specialista sia dei carri armati della Seconda guerra mondiale sia di modellismo. Per molti anni è stato caporedattore delle riviste Steelmasters e Tank Zone. Ha inoltre collaborato alla realizzazione di diverse opere dedicate alla Seconda guerra mondiale, tra cui quella che ripercorre il restauro del celebre carro Panther da parte degli appassionati dell’Association des Amis du Musée des Blindés de Saumur.
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